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25 nov 2014

l'insostenibile longevità dei polimeri

Volevamo un materiale indistruttibile e relativamente inerte, poco incline a interagire chimicamente con alimenti e carburanti, e ci siamo riusciti: la plastica dura cinquemila anni. Non c’è niente di più desiderabile per il packaging o come rivestimento interno per contenitori usa e getta di cibi e bevande, comprese le lattine d’alluminio. Tra le tue tasche, la tua automobile e gli scaffali dei supermercati, il 90% di ciò che tocchi è di plastica. Anche i rivestimenti della maggior parte dei mobili in circolazione sono di plastica. Peccato che nessuno si sia preoccupato troppo di capire cosa sarebbe successo a quei milioni di tonnellate di materiale indistruttibile una volta dismesso.

Leggi l'articolo di Claudio Di Manao su: 


05 nov 2014

l'oro del sinai


Ad un certo punto l’ampia valle desertica si stringe e vedi una duna di sabbia dorata fra le rocce di basalto bollente. I segni degli snowboard li vedi sempre, anche se non ci sono in giro i ragazzi imbionditi dal sole che li hanno impressi sulla sabbia. La polizia se se ne accorge li fa sloggiare, teme che quell’attività bislacca possa interferire con l’esiguo traffico. Solo la forza del Khamsin, il vento di fine inverno, riesce a cancellare le tracce del sandboard. Ed è così che ti accoglie Dahab, che in Arabo vuol dire oro...

27 ott 2014

benguela current

cape cross, namibia, claudio di manao
Al mattino presto, a Walvis Bay, il mare si perde nella nebbia. Sulla stessa latitudine, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, c’è Rio de Janeiro. Walvis Bay, è in Namibia. Il suo nome viene da una storpiatura imposta dai vari passaggi di sovranità: inglese, tedesca e poi afrikaans. Vuol dire Baia delle Balene. E come il sole si alza, il mare emerge dal quadro e vedi un fiume scuro, immenso. E’ la corrente del Benguela, una striscia nera che nasce nelle profondità gelide dell’Antartide. Nel suo cammino verso nord la corrente si arricchisce di nutrienti raccogliendo residui di carcasse ed altri minerali da fondale oceanico ed è la corrente oceanica più densa e pesante del pianeta. Poi, al largo del Sud Africa e della Namibia, viene su, in superficie. E’ l’effetto dei venti costanti che spirando dalla costa verso il largo spazzano l’acqua di superficie verso est, verso il Brasile, pompando in superficie l’acqua più densa e fredda come dal fondo di un pozzo. Allora la forte luce del sole interviene ed il fitoplancton fiorisce rigoglioso, attivando così la rete alimentare del braccio di mare più pescoso del pianeta. E ti spieghi perché, malgrado la latitudine tropicale e l’immenso altipiano desertico alle tue spalle, quel mattino in porto sei vestito come per andare a castagne nel sud delle Alpi. 
cape cross otaria orsina
I catamarani che partono da Walvis Bay, tra immensi cargo e navi appoggio, superano i reticolati dei vasti allevamenti di ostriche e puntano verso le saline, dove vive una fitta colonia di otarie orsine del Capo, fenicotteri, ed è facile incontrare piccoli gruppi di delfini tursiope, ma anche il lagenorinco scuro, un piccolo cetaceo dalla livrea intensa, simile a quella di un’orca marina, che frequenta le acque australi, tra la Nuova Zelanda e l’Africa. E’ tra giugno e novembre che si verificano gli incontri con delle vere star: in quel periodo le megattere o balene franche australi, attratte dal plancton che nell’inverno australe fiorisce sempre più a nord, incrociano le acque antistanti Walvis Bay. Ma i veri protagonisti di quella costa ricca e difficile sono le otarie. Le otarie non mancano mai di curiosare festose, intorno alle canoe, ai bagnanti, ai catamarani. Attratte da un’aringa o soltanto da affettuosa curiosità.

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guarda il video:


22 ott 2014

caraibi: l'oro di colombo - seconda puntata


"Maurice sembrava nervoso. Aveva appena finito di rileggersi il mio articolo mangiucchiandosi le unghie e ora mi guardava con espressione incerta. 
“Bello, sì. Cosa vuoi che ti dica? Che non è interessante, o che è scritto male? Potrei dirti che non c’è spazio!” si alzò sbuffando dalla scrivania e s’avvicinò alla finestra. Nella camicia bianca alla luce dei tropici sembrava un uomo d’altri tempi. Era l’unico, a parte i camerieri del Marco Polo, ad indossare una camicia bianca, laggiù. Osservai che gli mancavano le bretelle, e poi poteva essere uscito da un film sui reporter americani. Il pensiero mi fece ridacchiare, lui si voltò.
“Sai qual’è il problema?”
“Qual’è? Dimmelo tu.”
“E’ che quelli là ci stanno usando!” sbuffò.
“Mi sembra che ci abbiano dato già qualcosa, in cambio. La rivista ha raddoppiato le copie, e noi abbiamo alzato i prezzi della pubblicità.”
“No, i soldi non sono tutta la faccenda, caro mio: qui c'entra l'onestà. Le loro attrezzature! Insomma, le tue foto le ho viste anch'io, uno che non se ne intende, ma quella è roba d’anteguerra! Roba che affonda alla prima mareggiata!”
“Hanno investito tutto nell'elettronica.” 
“Che non hanno pagato” ribatté fissandomi negli occhi.
“Tu sai qualcosa che non io so” dissi. Non riuscii a mascherare un certo disappunto.
“La Royal Bank di Puerto Plata ha ricevuto solleciti di pagamento da oltremare” sibilò Maurice.
“E la loro licenza concessa dal Governo sta per scadere”aggiunsi io stancamente.
“Vedo che questo, almeno, lo sai! E tra un po’ ci sono le elezioni” disse con sarcasmo.
“A me, ai lettori, interessa la storia, qualcosa da leggere. Un po' d'avventura?” 
“Non ti sembra ci siano gli estremi per un colpaccio? Si cucinano i nostri lettori, lanciano una sottoscrizione e via, chi s’è visto s’è visto… altro che tesoro di Colombo, con fili, spaghi e pontoni marci! Ma scherziamo?”
“E’ possibile, chi lo nega? Ma come annusiamo qualcosa di losco, non gli diamo più una mano.”
“Troppo tardi, leggi qua!” 
Il quotidiano Nacional riportava i fatti, citando il mio primo articolo.
“Questo ci farà aumentare la tiratura! Il Nacional!”
“Si, lo so” ghignò Maurice, cercando di nascondere la sua soddisfazione.
“Allora, lo pubblicherai?”
“E’ già impaginato, per l’edizione speciale. Cosa vuoi che faccia?”

Balaguer, il presidente della Repubblica Dominicana, era in carica da oltre venti anni, puntualmente rieletto ad ogni ballottaggio. La gente lo amava, ma questo non voleva dire che le cose andassero bene. Poteri in auge da così tanto tempo finiscono per favorire una rete oligarchica che espande le sue radici su favori e corruzione. Molte piantagioni di canna stavano chiudendo, la crisi mondiale dello zucchero si faceva sentire su d’un paese allo stremo, dove a malapena si garantiva il minimo di sussistenza alimentare per ogni abitante. Un minimo garantito solo nelle campagne. Nelle grandi città, in giro per le sterminate bidonville, imperava la fame, mentre una piccolissima cerchia di poche famiglie disponeva del 95% della ricchezza del Paese. Questo squilibrio aveva portato ad una crescita vertiginosa del Partido Blanco, l’opposizione. A capo del Partido Blanco s’era posto un certo Peña Gómez, un socialista di idee rivoluzionarie e con forti simpatie per la Cuba di Castro. Queste simpatie, ovviamente, non erano affatto gradite dagli americani, i signori della regione. Intanto, ad Haiti, paese confinante, era scoppiata la rivolta. Haitiani derelitti sfidavano le mitragliatrici delle guardie di confine per andare a pesare su d’un paese già povero, ma agli occhi di conosceva solo fame, fame cieca la Repubblica Dominicana era vista come una piccola Svizzera. Peña Gómez si diceva fosse d’origine haitiana. E, come tutti gli haitiani, era sicuramente dedito al vudù. Anzi, era sicuramente un maestro di cerimonie vudù.

“Dicono che domani sera la televisione manderà in onda un filmato dove si vede Peña Gómez che compie un rito vudù!” me lo sussurrò Alejandra mentre mi serviva una Corona ghiacciata, ma la cosa era ormai sulla bocca di tutti. Alejandra, come quasi tutti i proprietari di qualcosa, nel suo caso un bar sulla spiaggia, e come tutti i cattolici ferventi, era dalla parte del Partido Rojo, il partito di Balaguer. 
“Lo so, me lo hanno detto” commentai, ma lei doveva aver colto un’espressione scettica nel mio sorriso, perché quasi s’adirò con me.
“Non ci credi?” domandò.

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16 ott 2014

sei uno squalo sociale?



Ho sempre sospettato che squali e felini avessero molto in comune. Schivi per natura, squali e felini odiano il rumore e i posti affollati; se si avvicinano guardinghi è perché possono resistere a tutto tranne alla curiosità...
leggi tutto su: ImperialBulldog 

01 ott 2014

sud dell'egitto, da luogo di frontiera a ultima frontiera dello sport

Tutto iniziò più di quindici anni fa, quando un gruppo di investitori kuwaitiani decise di sganciarsi dal solito petrolio, che con la ricchezza portava anche un sacco di problemi: costruire alberghi e aeroporti in Mar Rosso è più divertente che posare oleodotti. A New York le Twin Towers erano ancora in piedi e la prima industria del pianeta era ancora il turismo che, in Egitto, cresceva a vista d’occhio. 
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16 set 2014

il whale watching va regolamentato


L'eccessiva presenza di imbarcazioni causa spesso collisioni con queste creature del mare

GLASGOW - Sarebbe un destino beffardo quello dei cetacei, tra le creature marine più amate dal grande pubblico, se proprio il whale-watching, una delle forme di turismo maggiormente rispettose dell'ambiente, contribuisse definitivamente alla loro estinzione. Eppure nell'agosto scorso, scienziati dell'International Marine Conservation Congress (IMCC) a Glasgow (GB), hanno dimostrato che quelle escursioni in barca per osservare le balene, oltre a provocare collisioni con i cetacei, influenzano pericolosamente le loro abitudini. Da 4 milioni '90/91, nel 2008 (ultimi dati completi) gli appassionati di whale-watching sono saliti a 13 milioni, per un giro d'affari stimato sui 2,1 miliardi di dollari americani...
di claudio di manao


03 set 2014

squali da spiaggia e 5 fatti veri su di loro


Quest’estate i media italiani si sono comportati con equilibrio sul tema: l’avvistamento di squali sulle rive italiane, infatti, è stato affrontato più con ilarità per i bagnanti terrorizzati ma ben all’asciutto in spiaggia che con il solito sensazionalismo. I video mostrano gli squali in atteggiamenti ben diversi da quelli che ci si aspetta da un mostro interessato ad attaccare la preda, e l’idea che chiunque può essersi fatto nel guardarli è che l’animale fosse disorientato in acque basse, vista anche la concentrazione di mozziconi di sigarette, angurie, creme solari e fluidi corporei di vario genere. Così l’allarme squalo, è stato passato più spesso come curiosità per l’avvistamento che come incubo dell’estate. 

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17 ago 2014

sharm el sheikh - il mare dopo la rivoluzione


Ogni volta che torno a Sharm el Sheikh ho la sensazione che un altro me stia continuando a vivere laggiù una vita parallela. Con il sole che cala alle spalle, l'isola di Tiran la vedi rossastra, sospesa tra un mare blu ardesia ed un cielo carta da zucchero. E se sei in mare nello stretto quella è l'ora in cui incontri sicuramente i delfini.

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31 lug 2014

vacanze al mare? meglio se sostenibili



Strade intasate dal traffico, spiagge affollate, approdi gremiti di barche. Questo è un po’ lo scenario che le località di mare offrono puntualmente nel pieno delle vacanze estive. Ci si potrebbe anche domandare quanto: andiamo a pesare noi sull’ ecosistema marino? L’impatto del turismo sembrerebbe pesante, a prima vista, ma lo è solo se mancano certe condizioni. In realtà il turismo è spesso in grado di generare introiti extra che gli enti locali non potrebbero ricavare altrimenti, permettendo la creazione ed il mantenimento di aree protette e di strutture in grado di salvaguardare l’ambiente. ...


30 lug 2014

sharm - cartolina dal mare perfetto


Saranno forse le dieci del mattino e sulla parete di Shark Reef, a Ras Mohammed, sull’estremità sud del Sinai, siamo gli unici subacquei. Già  a 5, 10 metri, lungo la parete infiocchettata da sgargianti coralli soffici troviamo la solita nuvola di azzannatori, poi i carangidi… i barracuda. E’ veramente strano essere gli unici subacquei, sette per l’esattezza, in una delle immersioni più belle e più famose del mondo. Per trovare certe condizioni sei anni fa dovevamo alzarci al mattino presto ed uscire in barca con il sorgere del sole.

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23 mag 2014

un libro per nina

Subacqueologia, 
guida alla identificazione dei subacquei 

è ora disponibile anche in formato digitale su Amazon!  una edizione speciale per una bimba speciale: i proventi andranno direttamente sul conto di Nina  per sostenere le numerose visite, gli interventi, le cure gli spostamenti


Subacqueologia è un libro di: 
Claudio Di Manao
prefazione: Massimo Boyer


leggi la presentazione su Scubaportal.it




scaricalo da AMAZON  e... Grazie!




16 apr 2014

calamari giganti negli abissi neri

"Lo diceva Melville che in mare c’erano un sacco di bestiacce grosse e dal brutto carattere, ed i vecchi marinai mescolando i racconti con ampie dosi di rhum finirono con l’appioppare le caratteristiche di un mammifero, quali sono balene e capodogli, a un cefalopode. 
Arriviamo a Verne e il Kraken é l’unica creatura in grado di affondare il Nautilus. Ovviamente, il mostro, ci prova. 
Dopo un feroce corpo a corpo i marinai del Capitano Nemo sconfiggono il mostro tentacolare. Una lotta incessante, quella dei marinai contro i mostri marini. Siano essi famelici squali o innocenti balene, la lotta non si ferma mai. E’ come se il mare da solo non bastasse a descrivere il disagio che un uomo può provare su rotte d’altura.  E’, come già suggerito, una lotta tutta interiore dell’uomo che si confronta con la vastità del blu, il colore dell’inconscio."

Leggi l'articolo su: imperialbulldog.com >>>



15 mar 2014

Subacqueologia - il mio nuovo libro - all'EUDI


manuale portatile per organismi marini
in collaborazione con:  ScubaPortal



“Chi è quel subacqueo là? Ommammamia, chissà come la pensa, chissà cosa fa, cosa combina!” (cit.)

Subacqueologia è un manuale concepito per aiutare subacquei e divemaster, ma anche pesci e coralli,  a identificare quegli strani individui che si aggirano in barca, al diving e sotto la superficie. Impariamo quindi a riconoscerli da usi e costumi strampalati, attrezzature improbabili, da malfunzionamenti tipici ed annotiamoci bene le eventuali controindicazioni.A ognuno il suo, direbbe Marco Daturi di Scubaportal.it, che ha pazientemente recuperato gran parte degli scritti ora parte di quest’ opera, frutto di faticosissimi studi condotti tra barche, coralli e bar di mezzo mondo.
Una breve storia di questa nuovissima avventura della scienza, che ruba a Darwin quanto ad ‘Asterix’ , ci introdurrà subito nel mondo preferito, quello subacqueo, offrendoci il privilegiato punto divista dei ‘Figli di una Shamandura.’Numerose perfide illustrazioni enfatizzano tutti i difetti peculiari delle varie specie.Con questo manuale Claudio Di Manao si conferma non già scrittore di nicchia,  ma di sub-nicchia. Di nuovo, saranno proprio i subacquei professionali erranti ad apprezzare di più questa nuova fatica, ancora più settoriale che mai.
Prefazione di Massimo Boyer.

edizione limitata

lo trovi da: ScubaShop

testi, lay-out e disegni di Claudio Di Manao
tutti i diritti ferocemente riservati

11 mar 2014

palombari ciclisti pedalano nel western desert

 Il deserto per noi figli di una shamandura è luogo ideale di scorribande ma anche fisiologico hideaway dove assetti agghiaccianti, turisti pericolosamente fuori posto e il tunzi-tunzi del Pacha faticano a raggiungerci. 
Nel deserto ci siamo riuniti, stavolta decisi ad attraversarne un pezzetto in sella alle mountain bike. 
Chi in forma, chi fuori forma (come me, per esempio) ognuno è deciso a fare il pieno di quell'energia antica e misteriosa che solo il deserto sa custodire.


Inseguiti dai chili di troppo e da una banda di fameliche Toyota, abbiamo affrontato uno dei luoghi più magici del pianeta: il Western Desert.





Ce n'erano - eccome se ce n'erano - di più bravi e in forma di noi, noi che sbuffavamo in sella a pesanti cancelli su misere ruote da 26". Mentre gli altri volavano sulla sabbia, noi affondavamo ansimando, o procedevamo a piedi.








Difficile non cedere alla comoda ombra delle Toyota che ci tallonano minacciose e a passo di lumaca. Il mio.


Essere gli ultimi significa sbuffare nella calura e seguire le tracce degli altri. Non è difficile capire quali sono quelle del nostro gruppo: in giro in bicicletta nel Western Desert non c'è mai andato nessuno prima di noi.
Poi, però, le impronte sottili svaniscono. Anche le Toyota sono sparite.
Ci accorgiamo di esserci persi nel deserto, e subito il terrore si dipinge sui nostri volti:


Il silenizo è totale.
Il deserto, come l'immersione, ci estranea dal chiacchiericcio quotidiano, curando quella sottile vertigine che noi palombari avvertiamo quando ci portano all'IKEA. Allora il silenzio assordante risveglia la nostra segreta e inesplorata, vena profetica. Si configura il rischio di 'trasfigurazione mistica'.

la solitudine del palombaro fotografo tra le biciclette dormienti 

Niente paura. Da oltre 5000 anni proprio questi luoghi offrono, contro i rapimenti in cielo alieni e divini, la più solida delle ancore di salvezza.
La birra.


STELLA 
da consumarsi preferibilmente nelle oasi


se vuoi un resoconto più serio clicca qui
se le cose serie non ti interessano non cliccare niente, resta su questo blog

22 feb 2014

abyss - infiltrazioni: su ScubaZone n° 13


Il buio è quello degli abissi in fondo alla Fossa di Cayman uno dei punti più profondi dell’Oceano Atlantico. Laggiù un sommozzatore configurato come un astronauta in passeggiata spaziale incontra quello che sembra un gigantesco ctenoforo, un 'coso' che emana rivoli di lucette natalizie. 
Sottomarino sovietico dissimulato in chiave frou-frou?
Mostro marino?
Nave aliena? 



leggi tutto su:

http://issuu.com/scubaportal/docs/scubazone13issuu?e=4367099/2893333


15 feb 2014

quando lo squalo tigre ti salva la stagione


posted by Claudio Di Manao | febbraio 15, 2014 |  |
Tiger-Shark
foto: imperialbulldog.com
L’ Australia Occidentale è uno dei luoghi più interessanti del pianeta. Basta selezionare satellite su Google Maps, per capire perché. A ovest c’è il blu profondo dell’immenso Oceano Indiano, a est l’ outback  riempie migliaia di chilometri d’un bel color deserto. C’è da immaginarsi che in un posto del genere le acque costiere siano incontaminate. E lo sono. Infatti i marcatori tipici degli ecosistemi sani, come i predatori all’apice della catena alimentare, ci sono. Gli squali possono abbondare solo dove l’ecosistema non è stato compromesso. Ma al governo del Western Australia i conti tornano in un altro modo...
 continua  a leggere l'articolo su imperialbulldog.com >>>

06 feb 2014

in migliaia contro le misure antisqualo - video

In migliaia contro le misure anti-squalo

In Australia Occidentale proteste in aumento - GUARDA IL VIDEO
PERTH (AUSTRALIA) – Tra le 6.000 e 10.000 persone si sono radunate sulle spiagge di Perth per protestare contro le misure adottate dal governo, che mirano a uccidere qualsiasi squalo di più di 3 metri di lunghezza, che si avvicini a meno di 1 chilometro dalla costa.
"Siamo subacquei, siamo surfisti o semplici nuotatori
Noi conosciamo i rischi, noi amiamo l'Oceano!
Non toccate gli squali!"

31 gen 2014

squali e paura del blu come perdita dell'identità - da imperial bulldog



"Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te." (Friedrich Nietzsche)  

L’acqua è limpida e invitante. Il fondale di ciottoli bianchi scende piano verso il blu che più blu non si può. A un certo punto il fondale precipita. Resta soltanto il blu intenso. I raggi del sole sprofondano danzando, lame tremolanti che spazzano l’abisso. Si perdono. Quel blu non è il cielo solcato da nuvole, né il vuoto spazio siderale attraversato da remoti corpi celesti: quel blu è un contenitore. Brulica di vita in ogni suo strato. Qualcosa t’inquieta...                                 continua aleggere >>>

Da Nietzsche a C.G.Jung,  a faccia a faccia col blu, un percorso interiore fitto di squali
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leggi anche tipi psicologici C.G.Jung

30 gen 2014

scubaportal: 10 anni da delfini - intervista a marco daturi


radio bubbles:
marco daturi è il terzo da sinistra
ScubaPortal è una tale abitudine che non ricordo quando nacque, come non mi ricordo di quando imparai a nuotare. Ha macinato successi, contenuti, lettori. Ha cavalcato l’onda del web e della subacquea come nessun altro portale di subacquea nella nostra lingua. E’ stato oggetto di studio delle università e invitato alla RAI.
Un fenomeno che compie dieci anni in questi giorni. 
Questo fenomeno non riesco a scinderlo dal suo fondatore: Marco Daturi. Dietro ScubaPortal non c’è un consiglio di amministrazione, nè una strategia aziendale, c’è un uomo con le sue passioni, un tipo vulcanico, creativo, indipendente, geniale. Uno che inventa cose come 'radio bubbles'

Marco, come ti descriveresti a chi non ti conosce e non ha mai sentito parlare di te né di ScubaPortal?
-Sono un  ‘normale’ quarantenne che si divide tra casa e lavoro e dedica il pochissimo tempo libero alle passioni tra cui la subacquea, la fotografia, la natura e lo sport.

Vediamo se ricordo bene, all’inizio c’era il forum di Poverosub.com, era il 2003, giusto?
-Si, Poverosub è nato nel 2003 dopo nove mesi di gestazione sul mio sito personale. Poi nel 2004 abbiamo pubblicato ScubaPortal. L’idea è venuta dalla voglia di far crescere il sito Poverosub che era inizialmente stato creato come qualcosa di goliardico ma aveva ambizioni più grandi.

Quale è stato il dettaglio del big plan senza il quale non ci sarebbe stato il ‘sì, partiamo!’ per ScubaPortal? Quanto è stato determinante il numero di iscritti al forum?
-Il forum era ancora piccolo quando è nato ScubaPortal ma avevamo deciso di creare un sito nuovo perché il nome ‘Poverosub’ ne avrebbe connotato l’immagine in modo distorto; infatti la prima associazione era di natura economica mentre il termine ‘povero’ era un riferimento agli sbattimenti di noi sub per andare sott’acqua, soprattutto in inverno, e che mai faremmo senza una grande passione.




Quante ore gli dedicavi, o gli dedichi, al giorno?
-Tante, a volte troppe. Difficilmente potrei dedicarne di più. Ci sono settimane in cui non ‘stacco’ perché da idea nasce idea e spesso finisco per  cadere in un tunnel che mi tiene mentalmente legato per molti giorni. Per fortuna ora abbiamo alcuni collaboratori fissi altrimenti sarebbe impossibile gestire tutto da solo. In particolare sono nel team Sara per la parte tecnica, Stefano per i server, Francesca per la grafica, Massimo per ScubaZone, Laura per ScubaShop, diversi moderatori per il forum e naturalmente molti contributors.

Qual’ è stato il  momento più bello per te e ScubaPortal?
-Ci sono stati molti momenti. Uno in particolare è stato quando un gruppo di studenti di una nota Università della Comunicazione ha osservato e analizzato ScubaPortal come ‘fenomeno’ di successo e l’ha presentato per la propria tesi con questa premessa: "... la rete non è l'Eldorado per le aziende, e non tutte quelle nate su e con Internet hanno fatto fortuna, anzi. Noi abbiamo scelto una società che in Internet ha ottenuto ottimi risultati, diventando la prima community on-line per importanza e numero di utenza dedicata ad appassionati di subacquea: ScubaPortal.it. E' questo il caso che analizziamo per capire meglio il funzionamento del marketing in rete. Questa è la storia di un successo” 
Sono ben consapevole che ScubaPortal sia qualcosa di molto piccolo nel mare del web e proprio per questo mi ha fatto piacere che avessero scelto il nostro sito come caso da studiare.

E quello più difficile?  
-Il passaggio dalla prima versione in asp a quella attuale in php. E’ stato un lavoro lungo, delicato e noioso ma andava fatto.

Hai mai pensato di mollare tutto?
-No, mai. Mi piace quello che faccio e che ho fatto. So che si può far meglio e lavoro in questa direzione. Mollerei l’Italia per come ci stanno trattando i politici ma ScubaPortal continuerei a gestirlo, magari da una postazione al caldo vicina al reef.


marco daturi è quello con la muta stagna

Ti giro il più grande tra i dilemmi odierni sull'informazione: come si fa a mantenersi equilibrati ed attendibili quando ci sono in giro gli sponsor?
-Penso che lavorare col buon senso sia sempre la cosa migliore, nella vita e nel lavoro. Naturalmente, oltre al buon senso, qualche volta una tutela maggiore può essere di aiuto. Noi abbiamo sempre cercato di mantenerci ‘super partes’, di essere seri in quello che facciamo e di comportarci correttamente e su questa strada continueremo.

Secondo te, qual è il messaggio di ScubaPortal che è passato e ha colpito una così grande fetta di pubblico?
-Chi ci segue da molti anni penso possa riconoscerci di aver sempre trovato un posto utile e piacevole dove poter leggere ma anche dialogare di subacquea con gli altri.

A proposito: quale percentuale in numeri?
-Parlare di percentuali e statistiche è sempre difficile soprattutto perché ancora non sappiamo quanti sono i sub in Italia ma si sentono numeri di tutti i tipi. Un dato statistico di una recente analisi effettuata da una dottoressa di La Sapienza ha visto ScubaPortal seguito dal 92% dei circa duemila intervistati. Una percentuale che ha sorpreso anche noi.

Poi nasce ScubaZone, nettamente un magazine, molto meno portale, ma con un blog d’informazione. Come convivono ScubaPortal ed il blog di ScubaZone?
-ScubaZone è nato prima come magazine e poi rinato nel 2014 come portale-blog che si affianca a ScubaPortal come qualcosa di diverso che lo completa con il blog ma anche altri strumenti tra cui, molto apprezzato, il “calendario della subacquea”.


la ragazza in foto non è marco daturi

Quali sono i tuoi obiettivi per ScubaPortal nei prossimi anni?
-Un obiettivo -work in progress- è di allargare le collaborazioni a livello internazionale. E’ un percorso non semplice e fatto di piccoli passi. A parte questo presto presenteremo un’altra novità, molto artistica. Abbiamo inoltre cominciato i lavori per ScubaPortal 3.0 che verrà pubblicato il prossimo anno.

Chi vorresti ringraziare?
-Intanto ringrazio te per questa opportunità e il tempo che mi stai dedicando.
Parlando di ScubaPortal sono moltissime le persone che ringrazio: i moderatori e lo staff, gli sponsor e i partner, i contributors fissi e quelli occasionali, i nostri affezionati visitatori e gli amici del forum, tutti coloro che hanno contribuito in qualche modo.

Una frase d’augurio, un motto per chi ci legge?
-Lascia perdere se il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno. Tieni d'occhio la bottiglia.

Ed una canzone?
-Naturalmente  l'Inno dei Sub scritto da un tal Claudio Di Manao da cantare sulla base di Azzurro di Celentano. E’ un must e dovrebbe essere insegnata ai corsi!

Grazie Marco, 
per il tuo tempo e per quello che hai fatto e stai facendo per la subacquea in generale, per la tua passione.
Questo lo dedico a te e ai tuoi sforzi, ma soprattutto alla subacquea italiana per restare viva. 
Un augurio. Start Anew!

enjoy





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17 gen 2014

l'odore del mare


Il cielo è un tappeto rovesciato e le mani sui binocoli proteggono le lenti dalla salsedine. Con la bassa marea l’odore è più forte. Allora chiudo gli occhi e cerco l’attimo in cui l’odore del mare diventò memoria, evocazione pura, scintilla che precede la parola.
L'Odore del Mare -  leggi tutto>>>